L'ADDIO DI JOHN LODGE DEI THE MOODY BLUES
VOCALISTA E BASSISTA LASCIA UN VALIOSO EREDITÀ NEL ROCK SINFONICO
João Carlos
13/10/2025
Aggiornato e 4/28/2026 11:04:24 AM
Il mondo della musica si è congedato venerdì scorso (10) da John Lodge, figura centrale dei The Moody Blues, scomparso all'età di 82 anni. La conferma è stata data dalla famiglia, in un comunicato che descrive la morte come improvvisa e inaspettata. È deceduto circondato dai propri cari, e — come racconta — al suono delle canzoni che ammirava di più, come The Everly Brothers e Buddy Holly. La causa esatta non è stata divulgata.
Chi era John Lodge e la sua carriera
John Charles Lodge nacque il 20 luglio 1943, a Erdington, Birmingham (Inghilterra). Dopo alcune esperienze musicali iniziali, entrò nei The Moody Blues nel 1966, due anni dopo la formazione della band. Fu in questa fase che il gruppo iniziò ad allontanarsi dalle radici del R&B e ad incorporare elementi orchestrali, aprendo la strada al rock sinfonico/progressivo.
Ha partecipato a dischi fondamentali come Days of Future Passed (1967), considerato uno dei primi album-concetto nel rock, con la fusione tra musica classica e rock e brani celebri come “Nights in White Satin”.
Negli anni successivi, ha composto o co-scritto canzoni emblematiche come “Ride My See-Saw”, “Isn’t Life Strange”, “Gemini Dream” e altre che hanno contribuito a dare un'identità unica al suono della band.
Oltre ai lavori con i The Moody Blues, Lodge ha avuto una carriera solista — pubblicando album come Natural Avenue (1977) e 10,000 Light Years Ago (2015) — e ha mantenuto una presenza creativa costante nel corso della vita.
Fine dei palchi e consacrazione storica
Sul palco, i The Moody Blues hanno concluso le loro esibizioni dal vivo nel 2018, quando l'ultimo membro fondatore, Graeme Edge, si è ritirato. Nello stesso anno, la band è stata inserita nella Rock & Roll Hall of Fame.
Da allora, l'eredità della band è stata ricordata frequentemente, e John Lodge è rimasto legato a questo universo musicale fino ai suoi ultimi giorni.
L'ultimo lavoro solista: Love Conquers All
Anche dopo aver lasciato il palco, John Lodge ha mantenuto acceso il faro creativo. Nel febbraio 2025, il leggendario bassista e compositore dei The Moody Blues ha pubblicato l'EP Love Conquers All, un'opera breve e profondamente personale, segnata da spiritualità, affetto e uno sguardo speranzoso di fronte al tempo. Il titolo — che in traduzione libera significa “l'amore vince tutto” — riassume la filosofia che ha guidato la sua vita e carriera.
Registrato nella sua casa in Florida, il progetto raccoglie cinque tracce: Sunset Over Cocohatchee Bay (un'introduzione strumentale), Love Will Conquer All, The Sun Will Shine (2024 Remix), In These Crazy Times e Whispering Angels. Ogni canzone rivela un Lodge introspettivo, contemplativo, ma ancora appassionato di musica.
Il disco ha visto collaborazioni molto speciali. Il genero Jon Davison, cantante degli YES, ha co-scritto Whispering Angels e appare nei cori in varie tracce. Il tastierista Geoff Downes (YES, Asia) e il chitarrista Dave Colquhoun partecipano anch'essi, accanto alla band di supporto di Lodge, la 10,000 Light Years Band. La moglie Kirsten e il figlio Kristian sono ricordati con affetto nei crediti — il disco, dopotutto, è anche un omaggio alla famiglia e alla fede che hanno sostenuto l'artista nel corso dei decenni.
Lodge ha descritto l'EP come “un promemoria che, anche in tempi incerti, l'amore è ciò che ci mantiene connessi”. Il lancio, avvenuto in modo indipendente in occasione della Giornata degli Innamorati internazionale (14 febbraio), ha portato una rara combinazione di serenità e vigore, con testi che parlano di amore, fede e permanenza.
Guarda il videoclip di “Whispering Angels”
Il videoclip di “Whispering Angels” è un addio dolce — quasi una preghiera in forma di musica. La traccia, scritta da John Lodge e Jon Davison, vede partecipazioni di Geoff Downes e Dave Colquhoun, ed è stata pubblicata come singolo dell'EP Love Conquers All.
Visivamente, il video traduce l'atmosfera celestiale della canzone: luci diffuse, immagini in studio e un Lodge sereno, avvolto da una nebbia simbolica che evoca spiritualità e pace. La melodia è eterea, e i versi sembrano fluttuare tra l'amore terreno e il ricongiungimento eterno:
“Ascolto il suono degli angeli sussurranti,”
“Camminando al mio fianco...”
La musica parla di presenza spirituale e amore che trascende la distanza, un tema ricorrente nella sua opera tarda. La registrazione, delicatamente prodotta, mantiene il timbro caratteristico della sua voce e il basso fluido che è sempre stato il suo marchio.
Il videoclip ufficiale è disponibile sul canale di John Lodge su YouTube e sulle pagine ufficiali dell'artista. La canzone è stata promossa insieme all'annuncio di un tour negli Stati Uniti e nel Regno Unito, che ha incluso date in luoghi storici come il Capitol Theatre (New York), Shubert Theater (Connecticut), Keswick Theatre (Pennsylvania), Union Chapel (Londra) e il Rock and Romance Cruise, nei Caraibi.
Queste esibizioni — che mescolavano repertorio solista e classici dei The Moody Blues — sono diventate un'ultima celebrazione della vita e dell'opera di John Lodge. Un addio fatto a modo suo: con serenità, affetto e musica.
Alla fine, la sua ultima registrazione artistica riafferma ciò in cui ha sempre creduto — l'amore, infatti, vince tutto.
Il messaggio della famiglia, l'addio e l'eredità
Nel comunicato ufficiale, la famiglia descrive Lodge come “marito, padre, nonno, suocero e fratello amato”. Raccontano che “se n’è andato pacificamente, circondato dai suoi amori e al suono di Everly Brothers e Buddy Holly”. Non ci sono dettagli sulla causa della morte.
La nota prosegue:
“Sentono profondamente la sua perdita, ma cammineranno in pace, guidati dall’amore che aveva per ciascuno di noi.”
“Come diceva sempre John alla fine degli spettacoli: ‘Grazie per aver mantenuto la fede’.”
Perché John Lodge rimane vivo nella tua playlist
John Lodge è stato il pilastro sonoro dei The Moody Blues. Il suo basso melodico e la voce dal timbro caldo hanno dato texture alla sonorità che univa il rock alla musica orchestrale, creando uno stile inconfondibile — sofisticato, ma accessibile, come se ogni nota fosse stata scritta per echeggiare nelle notti di chi crede ancora nel potere della canzone.
Come compositore, ha firmato e co-scritto classici che resistono al tempo, tra cui “Ride My See-Saw”, “Isn’t Life Strange” e “Gemini Dream”. Sono canzoni che catturano lo spirito del rock progressivo nella sua fase più lirica, con testi che flirtano con la filosofia e l’introspezione.
Lodge ha anche partecipato agli album più emblematici della band — tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 —, periodo in cui i The Moody Blues hanno contribuito a ridefinire il concetto di album come esperienza immersiva, unendo arrangiamenti sinfonici e narrazione concettuale.
Fuori dal palco, ha mantenuto una vita discreta e serena, segnata da forti legami familiari e fede cristiana, lontano dagli eccessi tipici del rock. Era, nelle parole di The Guardian, un uomo di “gentilezza, convinzione e integrità rare” — qualità che si riflettevano sia nella musica che nel modo in cui ha vissuto.
L’eredità è vasta: i The Moody Blues hanno venduto circa 70 milioni di dischi in tutto il mondo, e continuano a ispirare nuove generazioni di artisti che cercano, come Lodge, l’equilibrio tra emozione e armonia.
L’eco eterna di “Talking Out of Turn”
Concludere questa omaggio con “Talking Out of Turn” è come lasciare che sia John Lodge stesso ad avere l’ultima parola. Lanciata nel 1981, nell’album Long Distance Voyager, la canzone è una delle composizioni più emblematiche della sua carriera — e una delle preferite dal pubblico di Antena 1, dove rimane presente nel palinsesto.
Composta e cantata da Lodge, la traccia riflette lo spirito poetico e introspettivo che lo definiva come autore. È una ballata lunga, di quasi 7 minuti e mezzo, costruita su un arrangiamento di sintetizzatori sottili, basso melodico e archi orchestrali — la fusione perfetta tra il rock sinfonico degli anni ’70 e il pop sofisticato degli ’80.
“Talking Out of Turn” è, allo stesso tempo, una confessione e una richiesta di perdono. Il testo parla di riconoscere i propri errori e cercare riconciliazione — un tema che attraversa buona parte dell’opera di Lodge. La sua interpretazione contenuta, quasi contemplativa, dà alla musica un tono di sincerità disarmante.
Il singolo è stato pubblicato dalla Threshold Records, etichetta fondata dagli stessi The Moody Blues, e ha raggiunto successo nelle radio adulte degli Stati Uniti e del Regno Unito, contribuendo a consolidare la nuova fase della band all’inizio degli anni ’80. L’album Long Distance Voyager, tra l’altro, sarebbe stato il primo grande lancio del gruppo con Patrick Moraz (ex-YES) alle tastiere e segnò il ritorno dei The Moody Blues alle classifiche dopo un periodo di pausa.
Più di quattro decenni dopo, “Talking Out of Turn” continua a suonare attuale — sia per la bellezza della melodia che per l’umanità del messaggio. È una canzone sul riconoscere i propri errori, riconnettersi con ciò che conta e, in qualche modo, fare pace con il proprio tempo.
Così, tra angeli sussurranti e versi di pentimento, John Lodge si congeda in armonia con la vita: con la certezza che l’emozione, l’eleganza e l’onestà musicale — queste sì — non escono mai di sintonia.

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