Iron Maiden: Burning Ambition
Il film documentario evento dal 14 maggio al cinema
Giulia Buldrini
13/05/2026
Mea West una volta ha detto: “Si vive una volta sola”, ma di certo l’ha pronunciata senza aver prima incontrato gli Iron Maiden. Tra cambi di formazione, prove da affrontare e l’essere dati per spacciati in più di un’occasione, hanno saputo reinventarsi giorno dopo giorno, sopravvivendo al passare dei decenni. A più di cinquant’anni dalla formazione, la band approda sul grande schermo con il film-racconto: “Iron Maiden: Burning Ambition”.
In arrivo nelle sale il 14 maggio, il lungometraggio tratterà la storia del gruppo dalla nascita, avvenuta a Leyton, un quartiere nella zona orientale di Londra, fino ai giorni nostri, chiudendosi con una prospettiva sul futuro e sugli anni che verranno. La narrazione non ha paura di affrontare sia i successi sia le ombre che li hanno caratterizzati. Dall’abbandono costretto del frontman Paul Di’Anno, a causa di abusi di sostanze, fino a quello del primo batterista, Clive Burr; alle malattie che hanno colpito i suoi membri, come il cancro di Bruce Dickinson e l’ictus di Nicko McBrain. Senza rivelare troppo sui progetti futuri, la pellicola si conclude lasciando trapelare una ferrea determinazione a celebrare degnamente il traguardo dei 50 anni.
Disponibile esclusivamente in inglese, ma sottotitolato, non è il tipico documentario. Non sono solo gli Iron Maiden a parlare con lo spettatore; anche i fan si espongono, portando una prospettiva personale che esprime cosa abbiano significato per loro. Le testimonianze più toccanti rimandano a due vite segnate dalla guerra, quella in Libano e quella in Kosovo, e a come un semplice album possa cambiare un’intera esistenza. Non possiamo, infine, non citare la presenza di altri artisti internazionali pronti ad intervenire nel racconto: un esempio è il bassista dei Kiss, Gene Simmons.
Interessanti anche i momenti dedicati ai retroscena meno noti, come il rapporto tra Bruce Dickinson e Steve Harris agli esordi. Vengono svelati piccoli segreti sulla nascita di Eddie, la mascotte, e su come la timidezza abbia plasmato le loro scelte.
Il film riesce nell'ardua impresa di non essere il solito documentario autocelebrativo. Il suo più grande pregio è l'onestà. Non esistono solo i successi, ma anche le sconfitte. Il messaggio è semplice: nemmeno il gruppo più talentuoso può sopravvivere senza compiere scelte difficili e senza forza di volontà. Quando tutti ti danno per spacciato, è allora che devi dimostrare il tuo valore. Che siate fan storici della band o solo appassionati di cinema, se siete interessati a un lungometraggio diverso dal solito, “Iron Maiden: Burning Ambition” è l’opera che fa per voi.
Giulia Buldrini

